Il termine matrioska è collegato al latino mater (madre). Questa parola russa è il diminutivo di matrona, che indica una donna rispettabile, specialmente nelle società matriarcali.
È anche correlata al termine latino matrix, da cui deriva matrice, che significa “madre” o “utero”. La parola matrice trasmette l’idea di ciò che genera, determina e struttura.
La matrioska simboleggia la figura materna ed è associata alla fertilità, sia della donna che della terra. La sua origine risale alla Russia, ispirata a una bambola giapponese, ed è stata creata come rappresentazione di una contadina, dipinta con colori vivaci e vestita con abiti tipici russi.
La prima matrioska era composta da quattro contadine e un neonato, chiamato “seme”, in chiaro riferimento alla maternità e alla fertilità. Con il tempo, le figure rappresentate nelle matrioske hanno mantenuto l’essenza della versione classica, ma hanno iniziato a incorporare temi diversi e variazioni nel numero di bambole. Alcune, ad esempio, ritraggono personaggi delle fiabe o protagonisti dei grandi romanzi russi, mentre altre sono state create per rappresentare figure politiche, a volte in un contesto storico, a volte in tono umoristico.
Un interessante simbolismo della matrioska appare nella commedia Trois et Une (Tre in uno) di Demys Aniel, dove si dimostra che ogni donna contiene in sé molteplici sfaccettature, proprio come le famose bambole russe, che ne racchiudono una dentro l’altra.
Da quando le ho conosciute nell’estate del 2001 a Budapest, ho iniziato a utilizzarle nel mio lavoro di psicoterapeuta e facilitatrice di corsi. In alcune situazioni sono strumenti per atti simbolici, in altre funzionano come risorsa didattica. Una delle loro applicazioni consiste nell’illustrare l’idea che l’inconscio può essere compreso a diversi livelli:
- La bambola più piccola, chiamata “seme”, rappresenta l’inconscio individuale, secondo la psicoanalisi di Freud.
- La seconda rappresenta l’inconscio familiare, secondo la terapia sistemica.
- La terza, l’inconscio familiare generazionale, esplorato nella Psicogenealogia e nelle Costellazioni Familiari.
- La quarta, l’inconscio di gruppo, descritto da Vincent de Gaulejac nella Sociologia Clinica.
- L’ultima, l’inconscio collettivo, proposto da Jung.
Pertanto, questa bambola russa può essere utilizzata in innumerevoli modi: nel lavoro generazionale (simboleggiando diverse generazioni), in atti terapeutici (rappresentando persone, lignaggi o archetipi) e in molte altre possibilità creative.
Queste bambole ci connettono con le nostre molteplici dimensioni, conducendoci al cuore della nostra essenza: il seme, rappresentato dalla bambolina più piccola.
Psicóloga - CRP 04/7521
Pesquisadora em Transgeracionalidade