Vincent Van Gogh nacque il 30 marzo 1852, esattamente un anno dopo la morte del fratello Vincent nella culla.

Una storia tragica, come se gli fosse stato negato il diritto di esistere.

Suo fratello Theo si sposò e ebbe un figlio, che chiamò anch’egli Vincent.

Scrisse a Van Gogh: “Desidero che questo Vincent Van Gogh viva e possa realizzarsi”.

Dopo aver ricevuto questa lettera, Vincent Van Gogh si suicidò, come per consentire effettivamente al nipote di esistere.

Il programma genealogico in un certo senso diceva: “può esistere un solo Vincent Van Gogh alla volta”.

Dal punto di vista psicogenealogico, anche il nipote ha contratto un debito con lo zio che si è suicidato.

Ha saldato questo debito dedicando la sua vita a far conoscere l’opera dello zio.

È grazie a lui che oggi possiamo apprezzare Van Gogh, che ha ottenuto un’immensa gloria postuma.

IL FIGLIO SOSTITUTIVO

Si tratta di un bambino concepito e cresciuto per sostituire un altro morto prematuramente, senza che sia stato elaborato il lutto di quest’ultimo. Tale situazione aumenta le difficoltà nella costruzione della personalità e dell’identità del nuovo soggetto, soprattutto se gli è stato attribuito lo stesso nome di quello che è morto. Quest’ultimo si trova in un certo senso a rappresentare una presenza che ha il dovere di portare avanti l’esistenza del figlio morto e di personificarlo.

Fonte:
Joe-Ann Benoit - Come liberarsi dalle ripetizioni familiari negative - I segreti della psicogenealogia
Tradução - Jaqueline Cássia de Oliveira - Psicogenealogista Sistêmica - Brasil & Itália